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AI Act e formazione: perché la consapevolezza diventa il primo requisito dell’innovazione

5/06/2026
Un approfondimento su AI Act, alfabetizzazione digitale e formazione continua: come preparare persone e organizzazioni a usare l’intelligenza artificiale in modo sicuro, responsabile e conforme.

L’intelligenza artificiale è ormai entrata nei processi quotidiani di imprese, enti pubblici e organizzazioni. Viene utilizzata per analizzare dati, supportare decisioni, automatizzare attività ripetitive, migliorare la comunicazione e rendere più efficienti i servizi. Ma l’adozione dell’AI non può essere considerata soltanto una scelta tecnologica. Con l’entrata in vigore dell’AI Act, diventa sempre più evidente che innovare significa anche formare le persone, definire responsabilità e costruire una cultura digitale consapevole.

Il punto centrale non è solo introdurre nuovi strumenti, ma assicurarsi che chi li utilizza sappia comprenderne opportunità, limiti e rischi. L’AI può generare valore quando è inserita in processi governati, trasparenti e sicuri. Al contrario, se viene adottata senza adeguata formazione, può amplificare errori, automatismi non controllati, uso improprio dei dati e decisioni poco verificabili. La formazione diventa quindi una condizione essenziale per usare l’intelligenza artificiale in modo affidabile.

AI Act: dalla tecnologia alla responsabilità organizzativa

L’AI Act introduce un quadro europeo per promuovere un’intelligenza artificiale sicura, trasparente e centrata sulla persona. Tra gli aspetti più rilevanti per organizzazioni pubbliche e private c’è il tema dell’alfabetizzazione all’intelligenza artificiale: le persone che utilizzano sistemi AI devono possedere un livello adeguato di conoscenza rispetto al contesto d’uso, ai rischi e alle conseguenze operative.

Questo significa che la compliance non riguarda soltanto documenti, policy o valutazioni tecniche. Riguarda anche il comportamento quotidiano degli utenti: come interpretano un suggerimento generato da un sistema, come verificano un risultato, come gestiscono dati personali o informazioni sensibili, quando coinvolgono un supervisore umano e quali cautele adottano prima di prendere una decisione.

In questa prospettiva, l’AI Act spinge le organizzazioni verso un modello più maturo: non basta acquistare o integrare una tecnologia, bisogna creare le condizioni perché venga usata correttamente. La responsabilità dell’innovazione passa anche dalla preparazione delle persone.

Formazione AI: competenze pratiche, non solo teoria

La formazione sull’intelligenza artificiale deve essere concreta. Non è sufficiente spiegare cos’è un algoritmo o presentare scenari generici. Gli utenti devono comprendere come l’AI entra nei loro processi, quali dati utilizza, quali output produce e quali controlli devono essere mantenuti.

Per un ente pubblico, ad esempio, questo può significare formare gli operatori sull’uso consapevole di strumenti AI nella gestione documentale, nella risposta ai cittadini, nell’analisi di pratiche o nella classificazione delle informazioni. Per un’impresa, può significare educare il personale a riconoscere contenuti generati artificialmente, evitare la condivisione impropria di dati aziendali e valutare criticamente suggerimenti automatizzati.

La formazione deve quindi unire tre dimensioni: competenza digitale, consapevolezza normativa e sicurezza informatica. Solo così l’AI diventa uno strumento utile e governabile, non un elemento opaco o lasciato alla discrezione individuale.

Il legame tra AI Act e cybersecurity awareness

L’adozione dell’intelligenza artificiale aumenta anche l’esposizione a nuovi rischi cyber. Phishing più realistici, social engineering potenziato dall’AI, messaggi fraudolenti personalizzati e contenuti sintetici rendono più difficile distinguere una comunicazione legittima da una minaccia. Per questo, la formazione richiesta dal nuovo scenario normativo non può essere separata dalla cybersecurity awareness.

Un’organizzazione che utilizza AI deve preparare i propri utenti a riconoscere rischi digitali sempre più sofisticati. La sicurezza non dipende solo da firewall, antivirus o procedure tecniche, ma anche dalla capacità delle persone di individuare segnali anomali, verificare le fonti, proteggere credenziali e dati, segnalare incidenti e adottare comportamenti coerenti con le policy interne.

La cultura della sicurezza diventa parte integrante della governance dell’AI. Ogni progetto di innovazione dovrebbe quindi includere percorsi formativi, simulazioni, monitoraggio dei risultati e aggiornamenti periodici.

Shielded: formazione, simulazioni e consapevolezza misurabile

Per rispondere a questa esigenza, Prodigys propone Shielded, la piattaforma pensata per sviluppare una cultura della sicurezza digitale attraverso formazione modulare, percorsi di cyber awareness e simulazioni realistiche di phishing.

Shielded consente alle organizzazioni di accompagnare dipendenti, operatori e referenti interni in un percorso continuo di apprendimento. I contenuti formativi aiutano a comprendere minacce, comportamenti corretti, tecniche di social engineering, gestione sicura delle informazioni e buone pratiche operative. Le simulazioni di phishing permettono invece di mettere alla prova quanto appreso in scenari realistici, evidenziando aree di rischio e bisogni formativi specifici.

Il valore della piattaforma non è solo didattico, ma anche gestionale. Report e dashboard consentono di monitorare progressi, livelli di esposizione, risultati delle campagne e trend di miglioramento. Questo permette a responsabili IT, HR, compliance e direzioni operative di trasformare la formazione in un processo misurabile, documentabile e utile anche in ottica di audit.

Dalla formazione obbligatoria alla cultura organizzativa

Uno degli errori più comuni è considerare la formazione come un adempimento isolato: un corso da completare, una firma da raccogliere, un requisito da archiviare. L’AI Act e l’evoluzione delle minacce digitali richiedono invece un approccio diverso. La consapevolezza deve essere mantenuta nel tempo, aggiornata rispetto ai nuovi rischi e integrata nei comportamenti quotidiani.

Shielded supporta questo passaggio perché permette di costruire percorsi continuativi e adattabili. La formazione può essere organizzata in base ai ruoli, al livello di rischio, alle esigenze dell’organizzazione e ai risultati delle simulazioni. In questo modo, ogni utente riceve contenuti più coerenti con il proprio contesto operativo e l’organizzazione può intervenire in modo mirato dove emergono fragilità.

La vera compliance nasce quando le persone comprendono il senso delle regole e sanno applicarle nel lavoro quotidiano. Questo vale per la cybersecurity, per la protezione dei dati e sempre di più anche per l’intelligenza artificiale.

Innovare in modo sicuro, responsabile e conforme

L’AI Act rappresenta un passaggio importante perché sposta l’attenzione dall’entusiasmo tecnologico alla qualità dell’adozione. Le organizzazioni che vogliono utilizzare l’intelligenza artificiale devono prepararsi non solo sul piano tecnico, ma anche su quello culturale, formativo e organizzativo.

Investire nella formazione significa ridurre il rischio umano, migliorare la sicurezza, aumentare la fiducia negli strumenti digitali e dimostrare un approccio responsabile all’innovazione. Significa anche creare un ambiente in cui l’AI viene utilizzata con maggiore consapevolezza, sotto controllo umano e con attenzione agli impatti sui dati, sui processi e sulle persone.

Con Shielded, Prodigys mette a disposizione una soluzione concreta per accompagnare questo percorso: formazione interattiva, simulazioni realistiche, reportistica e supporto alla crescita della consapevolezza digitale. Perché l’AI può generare valore solo se le organizzazioni sono pronte a governarla. E la prima forma di governo è la conoscenza.

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